ho perso tante cose:
il buon senso l'ho perso
sulla tratta ferrata
che andava da perpignan a port-bou
quasi al confine con la spagna
e so pure chi l'ha raccolto
un ragazzino mezzo arabo
e mezzo normanno
e forse mezzo altre cose
che pascolava una capra.
ora non so
se ha usato il buon senso che io avevo perso
per restare lì con la capra
o per prendere il primo treno e andare via
ma del resto il buon senso non l'ho mai saputo usare.
poi ho perso la memoria
la fortuna
ha i suoi favori da distribuire
il che è una buona cosa
dato che è passato tanto tempo da
quell' estate a Brooklyn
quando bloccarono la strada
un giorno afoso
e i
POMPIERI
aprirono le sistole
e i ragazzi corsero nel getto
in mezzo alla strada
ed eravamo un paio di dozzine
là sotto
con l'acqua che spruzzava
fino
al cielo
e su tutti
noi
forse eravamo solo sei ragazzi
tutt'insieme
a schiamazzare nudi
come ci avevano
fatti
e mi ricordo di Molly ma poi
i pompieri smorzarono le sistole
all'improvviso
e tornarono
in caserma
e noi
ricominciammo a giocare
a pinnacolo
proprio come se nulla
fosse mai
accaduto
mentre rivedo Molly
guardarmi e
scappare in casa
perchè credo che in realtà noi due fossimo i soli quel giorno
Lawrence Ferlinghetti - da A Coney Island of the Mind (1958). - Foto dal mio archivio
facemmo tanta strada
per non essere nessuno
per essere alla fine
leggeri
come bolle di cristallo
tutti con lo stesso viso
tutti nello stesso luogo.
e poi c'era uno che dormiva per strada. mi aveva già raccontato di come si perdono le cose, e mi aveva raccontato di come si perdono i ricordi, e di come, alla fine, ti rimane solo la stada e l'oblio.
dopo aver scopato
guardo le camicie nell'armadio
che da brava moglie
hai stirato e poi appeso
e invidio chi le indosserà
tu non hai voglia di guardare i mie fantasmi
e mi dai la schiena e il culo nudo
così penso che ci deve essere qualcosa
che spiega i misteri del mondo
sulle fossette che si creano
sopra le tue natiche
ma non ho voglia di saperlo;
che resti quel mistero
nel posto comodo
in cui è.
ed ero giovane e lucido
e volevo sapere se sputando l'anima
avrebbe fatto ombra
e andavo per strada
a volte seduto sul rimorchio
di qualche vecchio camioncino
pensando che essere siciliano
era un bel vantaggio
per girare il mondo
ora voglio solo dormire
con la testa poggiata
sul culo della mia amante cubana
non ho neanche voglia di scopare
che mi brucia la cappella
per qualche nuova malattia.
ce ne rulliamo una?
dice l'amico
lo stomaco mi si indurisce all'idea
di un'altra rullocanna
io sono già un altro io mestesso
un altro dio mestesso
e il dharma-body è sempre nell'aiuola
il treno ha colori fiammeggianti
e stormi d'uccelli elettrici
nel vespero migrar
notte
sulle scale
lei si muove
nera
per la luce bianca
pelle d'india
e potrei sedermi
e conoscere la verità ai piedi
di un qualsiasi albero
e invece canto e mi ficco
nel suo mistero
che senso avrebbre
sennò tutto sto casino?

Alla porta del sogno,
io vorrei bussare,
per rivedere volti amati
goduti troppo in fretta;
e fare finalmente,
domande mai osate,
per sciogliere la pena
di un rancore inconscio.
Alla porta del sogno - Maria Fiorentino Cassarà - Alla porta del sogno (1937 - 1987) - Collana Fiume Azzurro, 1988
foto di Julia Margaret Cameron - Sadness - 1864
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E' bella una tale certezza
ma l'incertezza è più bella.
Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno "scusi" nella ressa?
un "ha sbagliato numero" nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.
Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell'infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
Amore a prima vista - Wislawa Szymborska

ha le vene dure
corde di chitarra non entra più niente
ormai - parlami del south carolina e di santa fe
e poi del messico - io sono
l'ambulante attore della luna quando il cielo é arancione
e l'orizzonte é piatto
vedo la sagoma nera
sta parlando dei suoi genitori - nostalgia
di strada - un cane abbaia alle stelle
che passeranno
drena le sue parole
io sono l'ambulante attore
della luna quando gli uomini danzano
sul precipizio.
nell'immagine Edward Hopper - Railroad sunset 1929 - Whitney Museum of American Art, New York
e poi ricordo quella volta che l'ho fatto
vicino alla camera mortuaria
con annetta culofreddo
pensare che i morti
non fanno rumore
sapere che i dormienti
aspettano il risveglio
sognando vecchi films western
ed io abbracciato a una vecchia schiena nuda
un tocco di fumo
ho ancora quel libro di kerouac
con la copertina bruciata
ti dissi "per un tocco di fumo
bruceresti mille poesie"
e tu ridevi
c'é ancora la macchia bianca
sul divano che hai voluto lasciassimo
a imperituro ricordo
di un errore di mira
agli amici che chiedono
dico che c'é caduto del latte
e mi guardano strano
ho ancora la catasta di bottiglie
di vino vuote
sul tavolo in cucina
se non conosci l'arte ti dico
che si tratta d'iperrealismo.

quando si confondono i sogni con i desideri nascono le illusioni.
fotografia di Sam Haskins - dimanche

la notte canta. di lampione in lampione la mia ombra s'allunga e svanisce. la notte conserva l'odore dei letti scaldati dai corpi. mentre cerco la pace nei luoghi dei disperati.
fotografia di Edward Weston - Nude (1945)
settimo piano
incontro questa tipa no?
nulla di particolare
culo grosso e faccia da tantealtre
mi ricordo l'assoluta mancanza
del mento ma ripeto
culo grosso
iniziamo a parlare al banco
io bevo una birra
a casa avevo bevuto vino dolce
ad un certo punto
non la seguo più
ed è meglio così
lei continua a ciarlare:
cieghevara bla bla bla...
lapresadicosciensa bla bla bla...
- sono alla terza birra e mi faccio
dei flash sul suo culo immenso -
bla bla bla.
poi mi dice di andare
a casa sua che sono una
amabbilecompagnia e bla bla bla
avrò detto siennò due parole
random - amminchia -
penso al suo culo
avvolgente come una madre.
casasua è al settimo piano
di un palazzo appena fuori il centro storico
la solita casa puzzolente dei fuorisede
per arrivarci dobbiamo salire
le scale
niente ascensore
gradini alti come bambini di tre anni
al terzo piano comprendo che l'impresa
è fuori dalla mia portata
mi scoppia il fegato
e quel culo immenso
come un panorama texano
dondolandomi all'altezza della faccia
mi provoca il mal di mare.
così in silenzio inizio la mia discesa
tornando a livelli
più terreni
dove il fegato sarà ripagato
con due zeroquaranta
mentre quel culo mongolfiera
continua ignaro la sua ascesa
verso il settimo cielo
dove io non sono potuto arrivare
e bla bla bla.
quattrobbianchi
illuminato
mentre vomito dietro un
bidone della spazzatura
penso: che diavolo ci faccio
qui?
i ragazzi sono ancora dentro
a sudare la birra bevuta
ammassati in dieci metriquadri
all'ottantotto
guardo a terra
accanto a una foglia marcia
d'insalata una macchia - quello è il mio
quattrobbianchi -
merda
mi tocca prenderne un altro
fatemi spazio
e offritemi una sigaretta.
quello che sono ora
un uomo vuoto in una stanza vuota.
rientro a casa. questo luogo dovrebbe essere la mia casa. non lo è più da tempo ormai. è tardi. era tardi anche prima. sarà tardi anche dopo. torno indietro sui miei passi. ricalpestandoli.
I hear the darkness breathe
I sense the quiet despair
Listen
To the silence at night
Someone has to be there
Someone has to be there
Someone must be there
Sento l'oscurità respirare
Provo una disperazione tranquilla
Ascolto
Il silenzio di notte
Ci deve essere qualcuno
Ci deve essere qualcuno
Qualcuno deve essere lì
il freddo gela l'aria nei polmoni. niente luna e niente stelle il cielo è arancione stanotte. l'asfalto profuma di bagnato. la pioggia non lava le anime e neanche le strade.
con lucidità alcolica tesso e disfo la mia trama infilando le strade come un ago.
I hear her voice
Calling my name
The sound is deep
In the dark
I hear her voice
Sento la sua voce
Che mi chiama
Il suono è profondo
Nell'oscurità
Sento la sua voce
mi lego agli oscuri lembi della mia inumanità. suggendo gocce di vita. vania.
Listening The Cure - At night - A forest - Seventeen seconds 1980
ho un cuore grosso, da scimpanzè forse, che batte a casaccio: a volte forte, a volte pianissimo, a volte triste come le prime note dello stabat mater di boccherini. e questo mio cuore - che provoca tanto fracasso intorno - non si vuole accordare con nessun suono del creato. ho provato più volte a posarlo acccanto a un fiume per fargli ascoltare lo scorrere dell'acqua. ma niente. ha iniziato a battere più forte e asincrono, impazzito. l'ho portato fra le montagne innevate per fargli apprendere la calma immota ma è diventato rosso e gonfio, ed ha iniziato a battere così forte che l'ho dovuto portare via di corsa per evitare le valanghe che avrebbe provocato. allora lo porto con me per le strade ma a volte - davvero - mi stanco di lui, del suo continuo pulsare inquieto, senza pace, allora lo lascio lì - al margine della strada fra la polvere - ma poi, quando mi allontano, c'è solo il silenzio e il vuoto. mi volto e lo vedo piccolo, immobile, viola. così lo riprendo, questo mio cuore che si accorda col solo suono della mia anima.